Quando una domanda è satura? E cosa fare?
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Domanda consapevole esaurita? Cosa fare in tal caso? Semplice, l’unica cosa da fare è cambiare, cambiare strategia di marketing, dunque iniziare ad acquisire il cliente se non altro in modo diverso da prima, magari anche ad un costo più elevato. Cerchiamo di capire cosa intendiamo per domanda consapevole satura.

Cosa vuol dire “domanda consapevole esaurita”?

Alcune aziende dopo un po’ di anni sul mercato smettono di acquisire clienti in inbound,  e smettono di farlo per tutta una serie di ragioni che adesso elencarle sarebbe forse un po’ troppo lungo e alquanto inadeguato… vediamo oggi in maniera molto precisa quando un’azienda smette di acquisire clienti lato SEO e soprattutto cerchiamo di capire cosa deve fare a questo punto per poter continuare a campare.

Ma partiamo dall’inizio, perché in certe situazioni accade che una domanda di mercato consapevole acquisita da un’azienda tramite traffico organico finisce? (spesso accade in settori di nicchia, dove la domanda appunto si satura).

Immaginate dunque di avere un business, piccolo, ma pieno di ottimi frutti, una nicchia preziosa, concisa in 2/3 parole chiave che non superano insieme le 200 ricerche mensili.

Succede che dopo un po’, a distanza di un paio di anni in cui siamo posizionati nelle prime posizioni su Google con queste parole, l’afflusso di contatti misteriosamente finisce… finisce perché sono finite le persone “consapevoli” da servire con il nostro servizio/prodotto: questi clienti in pratica hanno già usufruito del vostro servizio e non ne hanno più bisogno, alla peggio vorrebbero un qualcosa di accessorio che tu non sei in grado di offrire. 

In realtà, attenzione, la domanda consapevole termina spesso e volentieri anche con chiari segnali da parte di Google: semplicemente la parola chiave che ci permetteva di stare in cima alla SERP e di avere tante visite non ha più tante ricerche mensili come una volta.

Costoro infatti possono soltanto ricomprare i nostri servizi/prodotti, nient’altro; l’unica sarebbe quella di aspettare un incremento del volume di ricerca delle nostre paroline chiave magiche e attendere di essere contattati di nuovo da altri possibili clienti grazie alla nostra bravura “SEO”.

Errore, non bisogna mai attendere, è il momento di attaccare, dunque di convergere verso la domanda latente, spesso espressa molto bene su Facebook. Se andiamo a digitare la stessa parola chiave nell’impostazione degli “interessi” per la nostra campagna Facebook spesso vediamo un dato molto curioso: le persone “interessate” su Facebook sono molte di più di quelle che cercano su Google la stessa parola chiave sulla quale siamo ben posizionati.

È normale, significa semplicemente che la domanda consapevole “cerca su Google e ci trova”, l’interesse latente, invece, espresso da commenti, interessi relativi a pagine simili, altri dati che Facebook capta attorno a quella parola “aspetta soltanto che noi lo andiamo a trovare.”

Se vogliamo sopravvivere siamo costretti ad attaccare in maniera seria quel bacino di interesse che non è ancora consapevole su Google, altrimenti smettiamo di esistere. Quando una domanda è satura in ottica SEO non possiamo prescindere da un investimento pubblicitario su altri canali, volto a recuperare altri flussi di domanda di mercato peraltro il più delle volte latenti.

Non fare ciò significherebbe interrompere il ciclo di acquisizione del cliente, o meglio limitarlo ad un solo canale, quello organico, il che ci costringerebbe all’attesa dell’incremento di ricerche mensili basato sulla singola parola chiave, incremento che potrebbe anche non verificarsi mai, per lo meno nel breve periodo, anzi potrebbe talvolta addirittura verificarsi l’opposto.

Capite bene che una qualsiasi azienda non può basarsi su un flusso di acquisizione del cliente così limitato (seppur performante) proveniente unicamente dal canale SEO.

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