Google: iconcine, sempre meno spazio sulla SERP, tantissima ADV
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E’ un Google diverso questo del 2020 che dopo l’aggiornamento imposto da BERT sembra essersi risvegliato a rilento a differenza dei guizzi di Amazon e Tik Tok e delle mirabolanti peripezie di Instagram e di un Linkedin sempre più agguerrito.

Cosa sta succedendo a Mountain View? La SEO sembra risentire di un’aria nuova, meno frizzante e spregiudicata di un tempo. Gli utenti sembrano ormai solamente stregati da ADS che compaiono ovunque… e Google che fa? Mette le inconcine a fianco ai siti e riduce lo spazio in SERP… si salvi chi può!

La SEO è morta?

Scherzi a parte la situazione non è delle più rosee. La SEO, dunque il search marketing a livello organico da qualche tempo a questa parte sembra aver risentito di una certa “mollezza” del suo più grande nemico nonché alleato: Google.

Un Google che al declino evidente di Facebook, e allo strapotere di Amazon risponde con le iconcine ai lati dei siti non è il Google che ci aveva abituato a stupirci a colpi di realtà virtuale con Maps oppure con uno sviluppo vertiginoso della SEO Local.

Anche l’avvento di BERT ha qualcosa di un po’ opaco questa volta, di un po’ svanito: ok tutto il discorso sull’interpretazione del cervello umano in relazione alle intenzioni di ricerca ma qui c’è anche bisogno di più praticità, qui, soprattutto in paesi secondo Google periferici come l’Italia oggi si fa prima a fare dei video su Youtube e a rankare certe keywords piuttosto che scrivere infiniti contenuti in ottica SEO.

Nel senso, Google deve alcune spiegazioni e un paio di iconcine non bastano. Ma a chi in realtà Google deve spiegazioni? Anche qui è un mistero… nel senso Google deve prima partire dagli imprenditori, dai marketer di tutto il mondo oppure da chi semplicemente fa SEO?

Un dubbio amletico che dà adito a due domande in particolare: La crisi di Google del traffico organico è dovuta da cali di traffico lato SEO o da cali di CR lato SEO? Ci viene da rispondere affermativo in entrambi i casi ed è qui che fa più male.

Sembrano corrispondersi entrambe le sciagure della SEO moderna: a parte un calo di traffico si denota un calo della consapevolezza della ricerca e pertanto meno freschezza e purezza dei lead.

L’utente non solo appare più “svogliato” nelle ricerche: cerca meno testo da leggere, divora video e quando trova i contenuti in modo organico comunque li prende meno sul serio. Disastro.

iconcine google

Che fare dunque?

Sì un antidoto ci deve essere. Ma l’antidoto sta nel rimettere in gioco un intero paradigma a questo punto, non le iconcine, così sprecate, tristi, e smisurate in rapporto a cosa sta accadendo oggi nel mondo del web marketing.

Cerchiamo di fare chiarezza e di essere sinceri una volta per tutte caro Google, Amazon ti fa paura, le persone sono cambiate e cercano diversamente su internet  e chi si occupa di marketing oggi deve applicare strategie sul web diametralmente opposte a solo 4 anni fa!

La forza della SEO è diminuita non perché si sia indebolito il concetto di SEO in sé che a mio avviso rimane sempre un baluardo di qualsiasi progetto che nasce online e non solo: sono cambiate le persone, sono loro il tuo target caro Google non le iconcine!

Le persone adorano vedere immagini ed è per questo che il fino a pochi anni fa fiacco Youtube ha ripreso quota e Instagram spopola alla grande, le persone semplicemente leggono meno e con meno attenzione. Ed è quest’ultimo punto che fa male a chi si occupa di SEO, che rende il mestiere di questi ultimi un po’ meno pregiato come un tempo, che in sostanza lo rende sempre più uguale agli altri, senza distinzione alcuna.

E non distinguersi per chi fa SEO è un vero e proprio disastro: la negazione del potere della nicchia in termini di marketing in inbound, il potere condividere pregiatamente contenuti FREE, ecc… sì l’apocalisse.

SEO futura

Ci ritroveremo con una SEO diversa, meno scritta e più parlata, ci ritroveremo con meno traffico organico a mio avviso e con dei CR in termini di lead in alcuni settori ancora piuttosto alti ma a volte fine a se stessi, perché alla fine, sono le vendite che contano e gli utenti di oggi, sono molto meno legati al concetto di ricerca consapevole di un prodotto/servizio, del resto sono bombardati da immagini, e anche loro, poveretti, alla fine, fanno ciò che possono.

Se un eCommerce di migliaia di prodotti e di pagine indicizzate tra le prima posizioni di Google ha bisogno di non uno ma ben due consulenti Instagram, capite bene che le cose sono cambiate sul serio e non in modo lieve.

Detto ciò… siete pronti ad ottimizzare i Favicon dei vostri siti?